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Messa di A. Bruckner Diretta da Jean-Luc Waeber con la Luceat Ensamble

  • 2 Route de l'Eglise Villars-sur-Glâne, FR, 1752 Svizzera (mappa)

La Messa n. 2 in mi minore di Anton Bruckner rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra e testimonia il profondo legame tra il compositore e la tradizione liturgica. Scritta tra l’estate e l’autunno del 1866, l’opera si distingue per una scelta timbrica insolita: coro a otto voci miste accompagnato esclusivamente da strumenti a fiato, senza l’impiego degli archi.

La composizione nacque nel contesto dell’inaugurazione della nuova cattedrale di Linz e fu dedicata al vescovo Franz Josef Rudigier, promotore dell’evento. La prima esecuzione avvenne alcuni anni più tardi, il 29 settembre 1869, nella cappella votiva del duomo cittadino, con Bruckner stesso sul podio.

Dal punto di vista stilistico, l’opera riflette una sintesi molto personale: da un lato l’influenza della polifonia rinascimentale — evidente soprattutto nell’uso del contrappunto e nella purezza delle linee vocali, in dialogo ideale con modelli come Giovanni Pierluigi da Palestrina — dall’altro una sensibilità romantica che emerge nella gestione delle dinamiche, delle tensioni armoniche e nella dimensione espressiva complessiva. Non mancano inoltre richiami alla tradizione popolare austriaca e alla scrittura dei mottetti che Bruckner aveva già sviluppato negli anni precedenti.

La struttura segue l’ordinario della Messa latina, articolandosi nei sei movimenti canonici (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei), ma ciascuno presenta caratteristiche distintive:

  • Kyrie: apre l’opera con un clima raccolto e meditativo, dominato dalla scrittura corale pura e da un senso di intensa supplica.

  • Gloria: il movimento più ampio, costruito con sezioni contrastanti e un uso elaborato di tecniche contrappuntistiche come fughe e imitazioni.

  • Credo: solenne e dichiarativo, alterna momenti di forte coesione corale a passaggi più articolati, in particolare nella sezione centrale.

  • Sanctus: esprime un senso di maestà e trascendenza, con richiami evidenti allo stile antico e una scrittura luminosa.

  • Benedictus: più intimo e lirico, introduce un’atmosfera contemplativa, quasi sospesa.

  • Agnus Dei: conclude la Messa con un ritorno al tono supplice iniziale, chiudendo il ciclo in modo coerente e spiritualmente intenso.

Bruckner tornò più volte su questa composizione, rielaborandola negli anni successivi (in particolare tra il 1871–72 e il 1882–85). Gli interventi riguardarono soprattutto aspetti di equilibrio sonoro e dettagli strutturali, segno della sua costante ricerca di perfezione.

Oggi la Messa in mi minore è considerata una delle espressioni più alte della musica sacra ottocentesca: un’opera in cui rigore contrappuntistico, profondità religiosa e sensibilità romantica convivono in modo originale e convincente.

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2 maggio

Messa di A. Bruckner Diretta da Jean-Luc Waeber con la Luceat Ensamble

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9 maggio

Messa di Bruckner con A. Pedrazzini e la Luceat Ensamble