Festival Internazionale Notomusica con Alessandro Quarta
lug
25

Festival Internazionale Notomusica con Alessandro Quarta

Sarà Alessandro Quarta ad inaugurare sabato 25 luglio la 51ª edizione del Festival Internazionale Notomusica. Alle 21.15, nel Cortile del Collegio dei Gesuiti, il violinista e compositore presenterà “I 5 Elementi e la loro creazione”, la sua nuova opera, insieme all’Orchestra Filarmonica “Franco Caracciolo”, diretta da Cristian Lombardi, e al pianista Giuseppe Magagnino.

L’opera nasce da un percorso di ricerca e introspezione e si sviluppa attraverso sei brani: La Creazione, che introduce il viaggio musicale, e i cinque elementi Terra, Acqua, Aria, Fuoco ed Etere. Un progetto nel quale Alessandro Quarta traduce in musica gli elementi naturali, raccontandone la bellezza ma anche gli aspetti di forza, fragilità e trasformazione, in un percorso che lascia spazio all’interpretazione personale di chi ascolta.

Con “I 5 Elementi e la loro creazione”, Alessandro Quarta prosegue il proprio percorso compositivo con un’opera che unisce scrittura musicale e riflessione sull’uomo e sulla natura.

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Recital Violoncello
giu
12

Recital Violoncello

PROGRAMMA DI SALA

Paul Hindemith (1895–1963)
Sonata n. 3 op. 25 per violoncello solo

I. Lebhaft, sehr markiert – 2'
II. Mässig schnell, gemächlich – 2'
III. Langsam – 4'
IV. Lebhaft, Viertel – 1'
V. Mässig schnell – 2'

Francesco Cilea (1866–1950)
Sonata in Re maggiore op. 38 per violoncello e pianoforte

I. Allegro moderato – 9'
II. Andante – 6'
III. Allegro vivo – 7'

Luigi Scarpa
Mutation per violoncello e live electronics

Durata: 7'

Durata complessiva: circa 40 minuti

Nota di sala

Il programma propone un percorso attraverso linguaggi e stili differenti, mettendo in luce le molteplici possibilità espressive del violoncello.

La Sonata n. 3 op. 25 di Hindemith rappresenta un esempio significativo della scrittura novecentesca per strumento solo: essenziale, incisiva e fortemente caratterizzata dal punto di vista ritmico ed espressivo.

Con la Sonata in Re maggiore op. 38 di Cilea si entra in un universo sonoro più lirico e cantabile, in cui il violoncello dialoga con il pianoforte in una dimensione tipicamente tardo-romantica, ricca di slancio melodico e intensità espressiva.

Il programma si conclude con Mutation di Luigi Scarpa, brano contemporaneo che integra il violoncello con l’elettronica dal vivo, ampliando le possibilità timbriche dello strumento e proiettandolo in una dimensione sonora attuale e sperimentale.

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Concerto G.Coral
mag
20

Concerto G.Coral

L’opera di Giampaolo Coral, compositore italiano il cui archivio musicale è in gran parte conservato al Conservatorio della Svizzera italiana, e sarà al centro di questo concerto a conclusione del seminario “Repertorio cameristico moderno e contemporaneo”, incentrato sulla musica da camera del XX e XXI secolo.
L'evento sarà arricchito da un’introduzione di Giorgia Scartezzini, dottoranda in Musicologia presso la Libera Università di Bolzano, che, durante il suo semestre di ricerca a Lugano, si è occupata di Coral e del suo archivio musicale.

Solo e con il piano (1974)

Alessandro Parfitt, violoncello
Antonia De Pasquale, pianoforte

Tombeau (musica di scena per Pier Paolo Pasolini) (1995)*

Ana Luisa Gouveia Catanho, flauto
Laura Lanting Gallardo Alvarez, clarinetto
Bruno Sperger, sassofono
Riccardo Manco, percussioni
Elia Frittelli, pianoforte
Marcello Branno, violino
Alessandro Parfitt, violoncello
Maria Ielli, voce recitante

 

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Cello e Live Elettronics, Ear Solo Performance
mag
11

Cello e Live Elettronics, Ear Solo Performance

Quinto appuntamento della rassegna EAR, progetto di Spazio21 del Conservatorio della Svizzera italiana in coproduzione con il LAC, che in occasione del suo decimo anniversario introduce una “guida all’ascolto” (ore 17:30) per i sei concerti dedicati alla musica acusmatica: un percorso in cui compositori e performer offriranno al pubblico una chiave di lettura per una fruizione più consapevole del programma.

 

Biglietti
CHF 10.- intero
CHF 5.- under 25
www.luganomusica.ch

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Messa di Bruckner con A. Pedrazzini e la Luceat Ensamble
mag
10

Messa di Bruckner con A. Pedrazzini e la Luceat Ensamble

La Messa n. 2 in mi minore di Anton Bruckner rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra e testimonia il profondo legame tra il compositore e la tradizione liturgica. Scritta tra l’estate e l’autunno del 1866, l’opera si distingue per una scelta timbrica insolita: coro a otto voci miste accompagnato esclusivamente da strumenti a fiato, senza l’impiego degli archi.

La composizione nacque nel contesto dell’inaugurazione della nuova cattedrale di Linz e fu dedicata al vescovo Franz Josef Rudigier, promotore dell’evento. La prima esecuzione avvenne alcuni anni più tardi, il 29 settembre 1869, nella cappella votiva del duomo cittadino, con Bruckner stesso sul podio.

Dal punto di vista stilistico, l’opera riflette una sintesi molto personale: da un lato l’influenza della polifonia rinascimentale — evidente soprattutto nell’uso del contrappunto e nella purezza delle linee vocali, in dialogo ideale con modelli come Giovanni Pierluigi da Palestrina — dall’altro una sensibilità romantica che emerge nella gestione delle dinamiche, delle tensioni armoniche e nella dimensione espressiva complessiva. Non mancano inoltre richiami alla tradizione popolare austriaca e alla scrittura dei mottetti che Bruckner aveva già sviluppato negli anni precedenti.

La struttura segue l’ordinario della Messa latina, articolandosi nei sei movimenti canonici (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei), ma ciascuno presenta caratteristiche distintive:

  • Kyrie: apre l’opera con un clima raccolto e meditativo, dominato dalla scrittura corale pura e da un senso di intensa supplica.

  • Gloria: il movimento più ampio, costruito con sezioni contrastanti e un uso elaborato di tecniche contrappuntistiche come fughe e imitazioni.

  • Credo: solenne e dichiarativo, alterna momenti di forte coesione corale a passaggi più articolati, in particolare nella sezione centrale.

  • Sanctus: esprime un senso di maestà e trascendenza, con richiami evidenti allo stile antico e una scrittura luminosa.

  • Benedictus: più intimo e lirico, introduce un’atmosfera contemplativa, quasi sospesa.

  • Agnus Dei: conclude la Messa con un ritorno al tono supplice iniziale, chiudendo il ciclo in modo coerente e spiritualmente intenso.

Bruckner tornò più volte su questa composizione, rielaborandola negli anni successivi (in particolare tra il 1871–72 e il 1882–85). Gli interventi riguardarono soprattutto aspetti di equilibrio sonoro e dettagli strutturali, segno della sua costante ricerca di perfezione.

Oggi la Messa in mi minore è considerata una delle espressioni più alte della musica sacra ottocentesca: un’opera in cui rigore contrappuntistico, profondità religiosa e sensibilità romantica convivono in modo originale e convincente.

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Messa di Bruckner con A. Pedrazzini e la Luceat Ensamble
mag
9

Messa di Bruckner con A. Pedrazzini e la Luceat Ensamble

La Messa n. 2 in mi minore di Anton Bruckner rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra e testimonia il profondo legame tra il compositore e la tradizione liturgica. Scritta tra l’estate e l’autunno del 1866, l’opera si distingue per una scelta timbrica insolita: coro a otto voci miste accompagnato esclusivamente da strumenti a fiato, senza l’impiego degli archi.

La composizione nacque nel contesto dell’inaugurazione della nuova cattedrale di Linz e fu dedicata al vescovo Franz Josef Rudigier, promotore dell’evento. La prima esecuzione avvenne alcuni anni più tardi, il 29 settembre 1869, nella cappella votiva del duomo cittadino, con Bruckner stesso sul podio.

Dal punto di vista stilistico, l’opera riflette una sintesi molto personale: da un lato l’influenza della polifonia rinascimentale — evidente soprattutto nell’uso del contrappunto e nella purezza delle linee vocali, in dialogo ideale con modelli come Giovanni Pierluigi da Palestrina — dall’altro una sensibilità romantica che emerge nella gestione delle dinamiche, delle tensioni armoniche e nella dimensione espressiva complessiva. Non mancano inoltre richiami alla tradizione popolare austriaca e alla scrittura dei mottetti che Bruckner aveva già sviluppato negli anni precedenti.

La struttura segue l’ordinario della Messa latina, articolandosi nei sei movimenti canonici (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei), ma ciascuno presenta caratteristiche distintive:

  • Kyrie: apre l’opera con un clima raccolto e meditativo, dominato dalla scrittura corale pura e da un senso di intensa supplica.

  • Gloria: il movimento più ampio, costruito con sezioni contrastanti e un uso elaborato di tecniche contrappuntistiche come fughe e imitazioni.

  • Credo: solenne e dichiarativo, alterna momenti di forte coesione corale a passaggi più articolati, in particolare nella sezione centrale.

  • Sanctus: esprime un senso di maestà e trascendenza, con richiami evidenti allo stile antico e una scrittura luminosa.

  • Benedictus: più intimo e lirico, introduce un’atmosfera contemplativa, quasi sospesa.

  • Agnus Dei: conclude la Messa con un ritorno al tono supplice iniziale, chiudendo il ciclo in modo coerente e spiritualmente intenso.

Bruckner tornò più volte su questa composizione, rielaborandola negli anni successivi (in particolare tra il 1871–72 e il 1882–85). Gli interventi riguardarono soprattutto aspetti di equilibrio sonoro e dettagli strutturali, segno della sua costante ricerca di perfezione.

Oggi la Messa in mi minore è considerata una delle espressioni più alte della musica sacra ottocentesca: un’opera in cui rigore contrappuntistico, profondità religiosa e sensibilità romantica convivono in modo originale e convincente.

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Messa di A. Bruckner Diretta da Jean-Luc Waeber con la Luceat Ensamble
mag
3

Messa di A. Bruckner Diretta da Jean-Luc Waeber con la Luceat Ensamble

La Messa n. 2 in mi minore di Anton Bruckner rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra e testimonia il profondo legame tra il compositore e la tradizione liturgica. Scritta tra l’estate e l’autunno del 1866, l’opera si distingue per una scelta timbrica insolita: coro a otto voci miste accompagnato esclusivamente da strumenti a fiato, senza l’impiego degli archi.

La composizione nacque nel contesto dell’inaugurazione della nuova cattedrale di Linz e fu dedicata al vescovo Franz Josef Rudigier, promotore dell’evento. La prima esecuzione avvenne alcuni anni più tardi, il 29 settembre 1869, nella cappella votiva del duomo cittadino, con Bruckner stesso sul podio.

Dal punto di vista stilistico, l’opera riflette una sintesi molto personale: da un lato l’influenza della polifonia rinascimentale — evidente soprattutto nell’uso del contrappunto e nella purezza delle linee vocali, in dialogo ideale con modelli come Giovanni Pierluigi da Palestrina — dall’altro una sensibilità romantica che emerge nella gestione delle dinamiche, delle tensioni armoniche e nella dimensione espressiva complessiva. Non mancano inoltre richiami alla tradizione popolare austriaca e alla scrittura dei mottetti che Bruckner aveva già sviluppato negli anni precedenti.

La struttura segue l’ordinario della Messa latina, articolandosi nei sei movimenti canonici (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei), ma ciascuno presenta caratteristiche distintive:

  • Kyrie: apre l’opera con un clima raccolto e meditativo, dominato dalla scrittura corale pura e da un senso di intensa supplica.

  • Gloria: il movimento più ampio, costruito con sezioni contrastanti e un uso elaborato di tecniche contrappuntistiche come fughe e imitazioni.

  • Credo: solenne e dichiarativo, alterna momenti di forte coesione corale a passaggi più articolati, in particolare nella sezione centrale.

  • Sanctus: esprime un senso di maestà e trascendenza, con richiami evidenti allo stile antico e una scrittura luminosa.

  • Benedictus: più intimo e lirico, introduce un’atmosfera contemplativa, quasi sospesa.

  • Agnus Dei: conclude la Messa con un ritorno al tono supplice iniziale, chiudendo il ciclo in modo coerente e spiritualmente intenso.

Bruckner tornò più volte su questa composizione, rielaborandola negli anni successivi (in particolare tra il 1871–72 e il 1882–85). Gli interventi riguardarono soprattutto aspetti di equilibrio sonoro e dettagli strutturali, segno della sua costante ricerca di perfezione.

Oggi la Messa in mi minore è considerata una delle espressioni più alte della musica sacra ottocentesca: un’opera in cui rigore contrappuntistico, profondità religiosa e sensibilità romantica convivono in modo originale e convincente.

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Messa di A. Bruckner Diretta da Jean-Luc Waeber con la Luceat Ensamble
mag
2

Messa di A. Bruckner Diretta da Jean-Luc Waeber con la Luceat Ensamble

La Messa n. 2 in mi minore di Anton Bruckner rappresenta uno dei vertici della sua produzione sacra e testimonia il profondo legame tra il compositore e la tradizione liturgica. Scritta tra l’estate e l’autunno del 1866, l’opera si distingue per una scelta timbrica insolita: coro a otto voci miste accompagnato esclusivamente da strumenti a fiato, senza l’impiego degli archi.

La composizione nacque nel contesto dell’inaugurazione della nuova cattedrale di Linz e fu dedicata al vescovo Franz Josef Rudigier, promotore dell’evento. La prima esecuzione avvenne alcuni anni più tardi, il 29 settembre 1869, nella cappella votiva del duomo cittadino, con Bruckner stesso sul podio.

Dal punto di vista stilistico, l’opera riflette una sintesi molto personale: da un lato l’influenza della polifonia rinascimentale — evidente soprattutto nell’uso del contrappunto e nella purezza delle linee vocali, in dialogo ideale con modelli come Giovanni Pierluigi da Palestrina — dall’altro una sensibilità romantica che emerge nella gestione delle dinamiche, delle tensioni armoniche e nella dimensione espressiva complessiva. Non mancano inoltre richiami alla tradizione popolare austriaca e alla scrittura dei mottetti che Bruckner aveva già sviluppato negli anni precedenti.

La struttura segue l’ordinario della Messa latina, articolandosi nei sei movimenti canonici (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei), ma ciascuno presenta caratteristiche distintive:

  • Kyrie: apre l’opera con un clima raccolto e meditativo, dominato dalla scrittura corale pura e da un senso di intensa supplica.

  • Gloria: il movimento più ampio, costruito con sezioni contrastanti e un uso elaborato di tecniche contrappuntistiche come fughe e imitazioni.

  • Credo: solenne e dichiarativo, alterna momenti di forte coesione corale a passaggi più articolati, in particolare nella sezione centrale.

  • Sanctus: esprime un senso di maestà e trascendenza, con richiami evidenti allo stile antico e una scrittura luminosa.

  • Benedictus: più intimo e lirico, introduce un’atmosfera contemplativa, quasi sospesa.

  • Agnus Dei: conclude la Messa con un ritorno al tono supplice iniziale, chiudendo il ciclo in modo coerente e spiritualmente intenso.

Bruckner tornò più volte su questa composizione, rielaborandola negli anni successivi (in particolare tra il 1871–72 e il 1882–85). Gli interventi riguardarono soprattutto aspetti di equilibrio sonoro e dettagli strutturali, segno della sua costante ricerca di perfezione.

Oggi la Messa in mi minore è considerata una delle espressioni più alte della musica sacra ottocentesca: un’opera in cui rigore contrappuntistico, profondità religiosa e sensibilità romantica convivono in modo originale e convincente.

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Haydn Concerto per Violoncello in Re Maggiore
apr
26

Haydn Concerto per Violoncello in Re Maggiore

PROGRAMMA DI SALA

Occasio Ensemble
"Dove la musica riprende vita"

Direzione: Burapha Andrea Pedrolini
Violoncello solista: Alessandro Parfitt

Franz Joseph Haydn (1732–1809)
Concerto per violoncello e orchestra in Re maggiore Hob. VIIb:2

I. Allegro moderato
II. Adagio
III. Rondo. Allegro

Nota di sala

Il Concerto per violoncello in Re maggiore Hob. VIIb:2, composto intorno al 1783, rappresenta uno dei vertici del repertorio classico per violoncello e uno dei brani più eseguiti ancora oggi. Rispetto al precedente concerto in Do maggiore, questa pagina si distingue per una scrittura più brillante e virtuosistica, in cui il solista è chiamato a esprimere pienamente le proprie capacità tecniche ed espressive.

Il primo movimento (Allegro moderato) si sviluppa secondo la forma-sonata, con un dialogo dinamico tra solista e orchestra, caratterizzato da eleganza e slancio. Il secondo movimento (Adagio) mette in luce la dimensione lirica del violoncello, con una linea melodica ampia e cantabile che richiama la vocalità operistica. Il terzo movimento (Rondo. Allegro) conclude il concerto con vivacità e brillantezza, alternando episodi tematici e passaggi virtuosistici in un clima di leggerezza e brillante spirito classico.

Accanto a Haydn, la presenza di Mozart completa il quadro del classicismo viennese, offrendo un linguaggio musicale in cui equilibrio formale, chiarezza e profondità espressiva raggiungono una sintesi ideale.

Ingresso: offerta libera

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Haydn Concerto per Violoncello in Re Maggiore
apr
25

Haydn Concerto per Violoncello in Re Maggiore

PROGRAMMA DI SALA

Occasio Ensemble
"Dove la musica riprende vita"

Direzione: Burapha Andrea Pedrolini
Violoncello solista: Alessandro Parfitt

Franz Joseph Haydn (1732–1809)
Concerto per violoncello e orchestra in Re maggiore Hob. VIIb:2

I. Allegro moderato
II. Adagio
III. Rondo. Allegro

Nota di sala

Il Concerto per violoncello in Re maggiore Hob. VIIb:2, composto intorno al 1783, rappresenta uno dei vertici del repertorio classico per violoncello e uno dei brani più eseguiti ancora oggi. Rispetto al precedente concerto in Do maggiore, questa pagina si distingue per una scrittura più brillante e virtuosistica, in cui il solista è chiamato a esprimere pienamente le proprie capacità tecniche ed espressive.

Il primo movimento (Allegro moderato) si sviluppa secondo la forma-sonata, con un dialogo dinamico tra solista e orchestra, caratterizzato da eleganza e slancio. Il secondo movimento (Adagio) mette in luce la dimensione lirica del violoncello, con una linea melodica ampia e cantabile che richiama la vocalità operistica. Il terzo movimento (Rondo. Allegro) conclude il concerto con vivacità e brillantezza, alternando episodi tematici e passaggi virtuosistici in un clima di leggerezza e brillante spirito classico.

Accanto a Haydn, la presenza di Mozart completa il quadro del classicismo viennese, offrendo un linguaggio musicale in cui equilibrio formale, chiarezza e profondità espressiva raggiungono una sintesi ideale.

Ingresso: offerta libera

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mar
29

Ensamble Celli del CSI con Asier Polo ed Enrico Dindo

Ensemble violoncelli del Conservatorio della Svizzera italiana
Valérie Mikhael
soprano
Asier Polo, Enrico Dindo
violoncello e direzione 

 

Antonio Vivaldi
Concerto in Sol minore RV 531

Edvard Grieg
dalla Holberg Suite op.40
I. Preludium, II. Sarabande, III. Gavotte

Heitor Villa-Lobos
Bachianas brasileiras no.5

Giovanni Sollima
Violoncelles vibréz!

Wilhelm Kaiser-Lindemann
Mambo

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Ensemble900 Cattedrale San Lorenzo, Lugano
mar
15

Ensemble900 Cattedrale San Lorenzo, Lugano

Ensemble900
Jone Diamantini viola
Francesco Angelico direzione

Testimonianza a cura di Alessandro Piana

 

 

OLIVIER MESSIAEN (1908 – 1992)
da L’Ascension (1932 – 33)
I. Majesté du Christ demandant sa gloire à son Père

PAUL HINDEMITH (1895 – 1963)
Trauermusik (1936) per viola solista e archi

JOSQUIN DESPREZ (1450-55 – 1521) / NADIR VASSENA (*1970)
Nymphes des bois – (2026)
Déploration sur la mort de Jean Ockeghem **

CARL RUGGLES (1876 – 1971)
Angels (1921) per sei trombe con sordina

CARLO CICERI
Velata (2008) * per orchestra d’archi

OLIVIER MESSIAEN (1908 – 1992)
da L’Ascension (1932 – 33)
IV. Prière du Christ montant vers son Père

 

prima esecuzione svizzera
* prima esecuzione assoluta, commissione 900presente

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Mozart a Vigevano
lug
6

Mozart a Vigevano

Il terzo concerto della rassegna Musica a San Dionigi (domenica 6 luglio, ore 16) è ancora dedicato a Mozart con composizioni di estrema intimità (il Trio per clarinetto, viola e pianoforte, K 498 detto ‘Kegelstatt’ – che tradotto dal tedesco significa “luogo dove si gioca ai birilli”, qualcosa di simile ad una moderna pista da bowling – e il Quintetto per clarinetto e quartetto d’archi, K 581) scritte per la stretta cerchia di amici viennesi che facevano capo alla casa del celebre medico e botanico Nikolaus Joseph von Jacquin e del suo talentuoso figlio Gottfried e nipote Franziska.

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